Bilancio Aser 2014: la relazione della Presidente

Care colleghe e cari colleghi,
il consueto appuntamento annuale per approvare il bilancio della nostra Associazione ci impone una serie di riflessioni che vanno dal calo delle quote associative provenienti dai colleghi contrattualizzati alla gravissima crisi che continua ad attanagliare il nostro settore e che ha visto, dopo il tracollo dei quotidiani piccoli e medio-piccoli, colpito il sistema radio-televisivo locale, che vanno dall’inarrestabile precarizzazione del lavoro giornalistico al sempre più massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali. Non è stato un anno facile, anche perché la firma del Contratto nazionale di lavoro da parte della passata giunta della Fnsi, non condivisa da parte del Direttivo dell’Aser, ha messo in luce disparità di vedute che forse non immaginavamo così profonde.

Ma partiamo dai numeri che, nell’apparente aridità, focalizzano bene qual è il problema principale: la tenuta del lavoro e, di conseguenza, di tutto il sistema previdenziale e di welfare. I numeri ci dicono che gli iscritti alla nostra associazione sono calati di circa il 5% rispetto all’anno precedente: un trend negativo che per la prima volta si registra sotto la mia presidenza, ormai al termine. Soltanto in parte, credo, si tratti di sfiducia nel sindacato. Il problema vero, ribadisco, è il lavoro: ce lo dice il calo degli 0,30% – come meglio potrà illustrarvi il tesoriere Pileri nell’esposizione del conto economico 2014 – cioè dei colleghi contrattualizzati. Le nuove assunzioni – pur con tutti gli sgravi e le facilitazioni di legge – si contano ormai sulle dita di una mano, il ricorso ai prepensionamenti negli ultimi anni è stato selvaggio, chiusure e fallimenti di aziende hanno fatto perdere ulteriori posti di lavoro. E oggi chi perde un lavoro da contrattualizzato per ragioni di crisi ha probabilità pressoché nulle di trovarne un altro con tutele e trattamento equivalenti.

Tra i professionali, calano purtroppo anche i non contrattualizzati, in molti casi perché chi ha redditi al di sotto della soglia di povertà fatica a privarsi anche dei 50 euro di iscrizione a un sindacato che viene percepito ancora troppo lontano dai bisogni dei lavoratori autonomi. Lo conferma, del resto, il trend negativo dei collaboratori: nel 2011, all’inizio della crisi, erano 294, mentre oggi sono 235. Crescono, invece, sia pure di poche unità, i pensionati Inpgi, conseguenza delle tante uscite dalle aziende in stato di crisi.

Malgrado ciò, il bilancio dell’Aser è ancora ampiamente in attivo, con un utile di esercizio superiore ai 20.000 euro. Tuttavia, anche in considerazione del ritocco degli stipendi delle impiegate dell’ufficio, fermi da dieci anni, deliberato dal Direttivo, sarà necessario vagliare ogni voce con ancora maggiore oculatezza perché il futuro non fa al momento prevedere possibilità di crescita. Ci tranquillizza il conto finanziario ulteriormente aumentato e che supera i 390.000 euro, ripartiti in investimenti sicuri a breve/medio termine.

La situazione editoriale è difficile. Reggono, spesso con sacrifici dei lavoratori che hanno sottoscritto contratti di solidarietà, soltanto le grandi aziende editoriali. Le televisioni, specie quelle che fondavano la propria sopravvivenza sui contributi pubblici, stentano a sopravvivere.

L’attività sindacale ci ha impegnato moltissimo. Tra le vertenze più complesse c’è quella del quotidiano La Voce di Romagna, i cui dipendenti sono debitori ormai di 14-15 mensilità. La situazione di sempre maggiore difficoltà e le inadempienze dell’azienda hanno portato a un risveglio delle coscienze dei giornalisti, che si sono sempre più avvicinati al sindacato e hanno cominciato a rivendicare i propri diritti. A farne le spese è stato purtroppo il primo dei colleghi che ha osato ribellarsi portando anche alla costituzione del Cdr (mai avuto nei sedici anni di precedente attività del giornale). Il collega Paolo Facciotto è stato infatti licenziato lo scorso 1 agosto con una motivazione del tutto pretestuosa. In pieno periodo di ferie ho quindi fatto ricorso agli avvocati perché citassero in giudizio l’editore della Voce, Gianni Celli, per comportamento antisindacale ex art. 28 dello Statuto dei Lavoratori. Il giudice di Rimini ha fissato l’udienza subito dopo Ferragosto e, sentite le parti e i testimoni, ha riconosciuto pienamente la validità del ricorso dell’Aser, ha emesso il decreto di condanna, ordinato l’immediato reintegro di Facciotto e la pubblicazione del dispositivo sul giornale. Ma non è finita qui. Subito dopo l’editore ha licenziato la collega Fausta Mannarino, che aveva rilasciato testimonianza davanti al giudice in qualità di testimone nella causa intentata dall’Aser, con l’accusa di aver dichiarato il falso durante l’udienza. Un’accusa gravissima quanto infondata, tant’è che la collega impugnato il licenziamento edvè stata reintegrata al lavoro da un altro giudice dello stesso Tribunale di Rimini. La situazione dopo l’estate è precipitata e, a parte il direttore della Voce che continua a irridere il sindacato e i suoi stessi colleghi, la redazione si è trovata pressoché compatta nell’effettuare richieste d’ingiunzione di pagamenti, per altro mai pervenuti. Il 20 febbraio la società editrice La Voce srl ha presentato richiesta di concordato al Tribunale di Rimini ed è stata costituita un nuova società a nome dei figli di Gianni Celli, legata alla prima da un contratto di affitto di ramo d’azienda, su cui si vorrebbe convogliare solo parte del personale dipendente lasciando gli altri, con gli ammortizzatori sociali, nella “bad company” insieme ai debiti pregressi. Nelle ultime settimane l’azienda, che ha aperto le procedure per il licenziamento collettivo, ha dato incarico al giuslavorista professor Focareta di rappresentarla al tavolo sindacale con una proposta che doveva essere formalizzata a breve e che però non è al momento stata in alcun modo rappresentata.

In Romagna, ma anche in Emilia a causa di un insolito “matrimonio”, si è registrato un disastro anche al Nuovo Quotidiano di Rimini che, l’estate scorsa, aveva stretto un accordo con l’ex direttore della Cronaca di Piacenza per riportare in edicola quel giornale chiuso tre anni fa insieme alla Cronaca di Cremona. Purtroppo l’operazione è fallita perché i due quotidiani non avevano risorse per stare sul mercato. I giornalisti non sono mai stati pagati e ora abbiamo fatto un accordo per far percepire loro almeno la cigs.

Il Corriere di Romagna si barcamena tra contratti di solidarietà e prepensionamenti, mentre alla Cna di Rimini ormai allo sfascio hanno licenziato l’unico giornalista rimasto, dopo la chiusura del free press Chiamami Città, mentre era ancora in cassa integrazione.

Risalendo la via Emilia: in perenne crisi è anche il gruppo Conti, mentre a Greentime, che produce riviste di settore, ormai esaurita la solidarietà si andrà almeno per un anno alla cigs.

L’Unità ci ha riservato l’ennesimo colpo di scena dei suoi 90 anni di vita. Dopo essere morta e resuscitata una prima volta quindici anni fa, mantenuta in vita negli ultimi anni sotto la tenda d’ossigeno, ora che sembrava nuovamente defunta dovrebbe conoscere un nuovo corso sotto l’egida della Guido Veneziani Editore in Milano di periodici familiari e di gossip. L’accordo fatto non è piaciuto per nulla a questa Associazione di stampa, così come a quelle di altre regioni, non solo perché non prevede la riapertura di una sede in una città come la nostra dov’era lo zoccolo duro dei lettori di questo giornale, ma perché non garantisce neppure la possibilità di assunzione ai colleghi della nostra regione che lavoravano per lo storico quotidiano. L’accordo prevede soltanto 25 assunti sui 56 cassintegrati dell’Unità, selezionati direttamente dall’editore e disposti in gran parte a trasferirsi a Milano. Ma la cosa più grave è che, con questo accordo, si accetta di cancellare i diritti acquisiti, di merito e di anzianità, a cominciare da qualifiche e scatti. In pratica si accetta di decurtarsi lo stipendio, però non a favore di un ideale come poteva accadere trenta o cinquant’anni fa, ma del profitto di un imprenditore privato. Temo sia un altro passo a ritroso sulla strada dei diritti. Forse presto si dovrà pagare per lavorare. Comunque di questo progetto si sa ancora pochissimo, nemmeno si conosce il nome del direttore. Il giornale dovrebbe tornare in edicola il 25 aprile. Mi auguro che sia un prodotto ancora in sintonia con gli ideali che vengono ricordati in quella giornata.

Veniamo alle televisioni, le più colpite negli ultimi dodici mesi dall’onda lunga della crisi. Direi che non se ne salva nemmeno una, a parte forse Trc Modena e Bologna che continua a essere foraggiata da Coop Estense. Icaro Tv di Rimini si barcamena utilizzando per quanto possibile la cigs in deroga. Videoregione di Forlì lo scorso 6 agosto ha licenziato tre giornalisti per motivi economici. I colleghi non si sono opposti con la promessa dell’editore di saldare debiti pregressi e tfr in tempi brevi, cosa che non si è realizzata. A TeleReggio ci sono stati avvicendamenti ai vertici e lo storico direttore Bonacini si è dimesso. Sono stati annunciati diversi esuberi ed è stata avviata la procedura ex legge 223, da noi respinta perché non conforme alle regole indicate nel protocollo sulle relazioni sindacali Fnsi-Aeranti Corallo. Il nuovo amministratore delegato aveva respinto la proposta di proseguire con i contratti di solidarietà, ora l’intenzione è stata rivalutata ma probabilmente non si possono più fare contratti di solidarietà in deroga. L’azienda, attraverso un suo consulente, tenta ora di mettere sul piatto un contratto di prossimità, accordo inaccettabile per il sindacato dei giornalisti in quanto, se si cominciasse a derogare anche dai contratti in essere, l’istituzione stessa non avrebbe più senso di esistere.

Telestense di Ferrara e TeleCentro e Telesanterno di Bologna, che fanno capo allo stesso imprenditore, sono in sofferenza ormai da parecchi mesi. I colleghi, che nell’ultimo anno si sono molto avvicinati al sindacato tanto che a Bologna si sono iscritti tutti, sono in arretrato di diversi stipendi. La sofferenza è dovuta, pare, al ritardo dei contributi pubblici, in assenza dei quali ormai nessuna azienda è in grado di sostenersi. Proprio questa settimana abbiamo incontrato l’editore per chiedergli un piano di rientro delle spettanze dei colleghi.

Rete7 con le sue tre televisioni di Bologna, Modena e Reggio Emilia, che fanno capo al gruppo Spallanzani, è in pesantissima crisi da anni e ora potrebbe aver timbrato il biglietto per un viaggio senza ritorno se nei prossimi mesi non interverrà qualcosa nell’ambito degli ammortizzatori sociali o qualcuno interessato a rilevare una o più tv. Trattative in tal senso nei mesi scorsi ci sarebbero state, ma sarebbero fallite per la troppa distanza tra offerta economica degli interessati e richieste della proprietà. L’azienda ha aperto le procedure per il licenziamento collettivo, il sindacato dei giornalisti ha contestato ancora una volta l’ammissibilità per la nostra categoria delle procedure previste dalla legge 223. Dopo un lungo tira e molla con diversi incontri falliti anche in sede istituzionale, terminato il periodo disponibile per l’accordo di solidarietà, si è arrivati a un accordo per la cigs in deroga per i soli cinque mesi previsti dal governo nel 2015. Che cosa accadrà a questa azienda a partire da giugno non siamo purtroppo in grado di prevederlo, anche se è ipotizzabile l’ennesimo tentativo di traghettare solo parte della redazione su di una nuova società.

Ma tra le televisioni dell’Emilia-Romagna la situazione più grave è, a mio parere, quella che si profila per Teleducato Parma e Piacenza. Non c’è nessun compiacimento, anzi c’è una profonda amarezza, nel vedere confermate le nostre peggiori ipotesi da un’indagine della magistratura a carico dell’editore Pier Luigi Gaiti, con il quale abbiamo avuto profondi dissidi in passato. La Guardia di Finanza gli ha sequestrato le frequenze delle televisioni, oltre a beni immobili e titoli di credito per oltre tre milioni di euro, in seguito a un’inchiesta che ipotizza l’illegittima erogazione di contributi pubblici. Secondo gli investigatori, Telemec avrebbe scalato le graduatorie nazionali e regionali per l’attribuzione dei finanziamenti pubblici grazie a false dichiarazioni. Dopo il licenziamento dei giornalisti di Piacenza, quest’eventualità – qualora venisse accertata – sarebbe davvero il colpo più grave per l’editoria radiotelevisiva della nostra regione. Come si evince dal panorama drammatico che vi ho sintetizzato in precedenza, quasi tutte le televisioni in difficoltà avrebbero probabilmente avuto bilanci diversi e sarebbero state costrette a fare scelte diverse se l’attribuzione dei contributi non fosse stata falsata dall’editore di Telemec. Se le accuse dovessero essere confermate, i lavoratori rimasti vittime di questo sistema sarebbero molti di più di quelli che hanno perso il posto a Teleducato Piacenza. Davvero una brutta vicenda questa, di cui temo si patiranno a lungo le conseguenze.

Veniamo agli uffici stampa. E’ sempre difficile far applicare il contratto giornalistico e quanto previsto dalla legge 150 del 2000 negli uffici stampa della pubblica amministrazione. Un segnale preoccupante ci viene dalla Regione Emilia-Romagna che, con grande sfoggio di spending review, intende dare un taglio sostanziale (forse più che sostanzioso) ai giornalisti, i quali rappresentano una percentuale davvero esigua dei lavoratori dell’Ente.

La formazione obbligatoria prevista per gli iscritti all’Ordine dei giornalisti ci ha visti coinvolti in questo primo anno con corsi organizzati e finanziati dall’Aser, che hanno riscosso un buon successo e l’apprezzamento dei colleghi. Contiamo di organizzarne altri il prossimo anno anche in collaborazione con i nostri gruppi di specializzazione Gus e Arga, che già hanno fornito un importante contributo. Altre iniziative di informazione e aggiornamento verranno organizzate con il contributo di Casagit e Inpgi, per cui ringrazio il fiduciario Casagit Claudio Cumani e il fiduciario e il  vice fiduciario Inpgi Marco Gardenghi e Giovanni Rossi. Questi ultimi anche per l’impegno profuso con lo Sportello Inpgi, divenuto punto di riferimento fondamentale per risolvere i dubbi previdenziali di tantissimi colleghi.

E’ stato un anno importante per il sindacato dei giornalisti, forse un anno di svolta (lo dico senza esprimere giudizi). Abbiamo avuto il rinnovo contrattuale, sappiamo tutti quanto penato e dibattuto, non approvato dal direttivo di questa Associazione. Personalmente non credo fosse l’unico contratto che potessimo firmare, pena il suo essere disdettato, però ritengo anche sia inutile recriminare. Dobbiamo assumerci tutti la responsabilità di questa scelta, anche quelli che hanno votato contro. Almeno finché saremo una federazione. E guardare avanti, visto che il prossimo rinnovo è già dietro l’angolo.

Lo scorso gennaio abbiamo avuto il Congresso e rinnovato i vertici della Fnsi. Abbiamo eletto quattro consiglieri nazionali – Matteo Naccari, Marina Amaduzzi e Giovanni Rossi per i professionali e Mattia Motta per i collaboratori e uno di loro, il collega Motta, è entrato in giunta ed è stato voluto dal segretario Lorusso tra i componenti della segreteria. Motta è stato anche indicato come coordinatore della Commissione nazionale Lavoro autonomo. Impegni importanti, per i quali gli rinnoviamo gli auguri.

E a proposito di lavoro autonomo, sempre di maggior peso nella nostra professione, dovremo nei prossimi mesi ricostituire l’assemblea dei freelance che si è andata negli ultimi tempi sfaldando, anche in seguito alla delusione per il nuovo contratto sottoscritto. Contratto che – è giusto sottolinearlo – per la prima volta include i lavoratori autonomi, sebbene con modalità e retribuzioni che non sono state apprezzate.

La delegazione congressuale ha eletto anche il componente del collegio nazionale dei probiviri, che in questo caso è una probadomina, Maria Luigia Casalengo. La collega si è quindi dimessa dagli incarichi che aveva nel Gruppo uffici stampa nazionale e regionale e voglio personalmente ringraziarla per il lavoro svolto in questi anni per i colleghi degli uffici stampa e per la nostra Associazione, certa che continuerà a farlo anche senza incarichi nel Gus e nell’Aser.

Il prossimo importante appuntamento sono le elezioni per il rinnovo degli organismi dirigenti dellAser: presidente, direttivo, revisori dei conti e collegio dei probiviri. A questa assemblea sottopongo l’approvazione di una modifica statutaria che prevede l’adozione del voto elettronico in sostituzione di quello per lettera. Questo consentirà un notevole risparmio, soprattutto a medio-lungo termine e ha un costo molto contenuto. Oltre alla comodità di poter votare in qualsiasi luogo ci si trovi e 24 ore su 24. Un’altra modifica, già approvata dal nostro consiglio direttivo, riguarda l’eleggibilità negli organismi dirigenti. Dalla prossima tornata elettorale, chi intenderà candidarsi alla presidenza o in uno degli organismi dirigenti dovrà proporre la propria candidatura alla segreteria dell’Associazione. In questo modo gli elettori troveranno sulla scheda elettronica la rosa dei nomi di quanti si sono candidati tra cui scegliere. Un modo per semplificare le operazioni di voto, ma anche per esplicitare l’assunzione di responsabilità dei candidati ed evitare inutili dispersioni di preferenze. Attende noi, o chi verrà dopo di noi, un mandato impegnativo. La difesa del lavoro, dei contratti, della nostra professionalità, la riconquista della fiducia dei colleghi nel nostro sindacato.

Infine i ringraziamenti, che non sono di maniera: a tutti i componenti il direttivo, il collegio dei revisori dei conti e dei probiviri. Un grazie speciale al vicepresidente Giorgio Maria Leone, ai colleghi dell’esecutivo e ai componenti del dipartimento sindacale regionale coordinato da Marco Gardenghi, che mi supportano quotidianamente nelle vertenze. Ringrazio le impiegate del nostro ufficio – Lucia, Alessandra e Monica – la cui professionalità e pazienza sono note a tutti noi. Vorrei ringraziare, infine, una persona che ha dato moltissimo all’Aser e alla Fnsi e che lo scorso agosto ci ha lasciati. Ringrazio Camillo Galba, che non è qui con noi, ma per me ancora c’è.

Bologna, 27 marzo 2015

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