Il collega Roberto Longoni ha pubblicato il romanzo “Malditerra”, con prefazione di Pino Cacucci. Nato in riva al mare, di sangue montanaro, mai sposato, innamorato dell’altrove, Roberto Longoni dal 1993 è cronista della Gazzetta di Parma, per la quale è stato anche spesso inviato. In parallelo, per dieci anni ha collaborato con Panorama Travel con numerosi reportage da tutto il mondo. Esploratore di luoghi e storie, ha pubblicato “Con le spalle al muro. Una vita tra terra e cielo” (Berti editore) e, con Mup editore, la leggenda “La bella Richilde” nell’antologia Racconti parmigiani e il racconto “Il filo della mia spada” per l’antologia “Uccidere per passione”. Selvatico in esilio, è da sempre alle prese con il malditerra. Il libro parte da una considerazione. I nonni partigiani hanno vinto la guerra, i padri la pace. I fratelli maggiori, rivoluzionari pentiti, hanno avuto uno scopo. Ciò che manca ai ventenni degli anni ’80 protagonisti di Malditerra. Per “Quello della barca” il malditerra è sulla riva degli altri: lui vive in mare, sull’Allegranza, uno sloop chiamato come una delle navi con cui partirono per le Indie i fratelli Vivaldi sette secoli prima. Uno scopo lui ce l’ha: scoprire la loro fine. Dal suo incontro nel Golfo con Nicole, bella e votata all’autodistruzione, nascerà un amore intenso e impossibile. Malditerra è uno scorcio della generazione inutile che ballò sulle macerie del Muro. Il malessere d’oggi germinava già in quei giorni felici solo in superficie.