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Sciopero dei giornalisti, Aser: “Editori capaci di investire solo in tagli alle redazioni”

Il 28 novembre i giornalisti con il contratto di lavoro Fieg-Fnsi non rinnovato dal 2014, si fermeranno per un giorno. A fronte di una inflazione del 20% circa certificata dall’Istat per questo periodo – ricorda l’Associazione della Stampa Emilia-Romagna (Aser) in una nota – gli editori hanno offerto solo una manciata di spiccioli, spalmati su più annualità. Stupisce e sconcerta però il fatto che gli editori, in risposta alla proclamazione dello sciopero assolutamente non inattesa (un pacchetto di cinque giorni era già stato deliberato la scorsa primavera) replichino sostenendo che “nell’ultimo decennio hanno significantemente investito nelle aziende per garantire una informazione di qualità e per salvaguardare l’occupazione”.

Facendo una accurata analisi – evidenzia l’Aser – non sono tuttavia emersi rilevanti investimenti se non la sostituzione di tecnologia superata: mai un investimento capace di guardare al futuro oppure di rispondere alle mutate esigenze di un mercato che ha subito trasformazioni epocali. In una cosa, tuttavia, bisogna ammettere che gli editori sono bravissimi: decimare le redazioni con piani sostenuti con fondi pubblici, azzerare sostanzialmente gli integrativi e rendersi disponibili ad assumere solo proponendo stipendi di ingresso bassissimi. Inoltre, a fronte di tagli effettuati con la mannaia, puntano a portare in edicola quotidiani con la medesima foliazione, spesso appoggiati da direttori che si preoccupano solo di compiacere il datore di lavoro. Ecco gli investimenti per la qualità sarebbero questi: metà persone a fare lo stesso prodotto, senza riconoscere straordinari, manifestando poi stupore di fronte ad inevitabili errori.

Su un punto tuttavia Aser concorda con gli editori: quando affermano che “il contratto di lavoro dei giornalisti è fermo a modelli organizzativi superati dall’evoluzione tecnologica”. Solo che, mentre la Federazione nazionale della Stampa – nonostante la Fieg affermi incredibilmente il contrario – si è resa disponibile ad affrontare tutti i temi di attualità (a partire dall’impiego dell’intelligenza artificiale), nominando commissioni ad hoc che hanno affrontato le varie questioni, gli editori hanno rifiutato qualsiasi confronto.

Aser riconosce agli editori un’altra grande abilità: quella di piangere miseria e di chiedere sistematicamente contributi pubblici a pioggia, che però non finiscono mai nelle tasche dei lavoratori (anche i collaboratori sono pagati con compensi irrisori), semmai – più facilmente – nelle tasche dei componenti dei consigli di amministrazione, le cui remunerazioni non sono certo state tagliate come gli stipendi dei giornalisti.

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